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domenica 2 marzo 2014

QUATTRO TIPI NOTEVOLI

Ehi, voi della seconda!

Ebbene, ieri avete mostrato, con mia grande gioia, di cominciare ad apprezzare la bellezza della geometria. L’ho detto, no? ‘Questa è una bella lezione!’ Attivi, partecipi, costruttivi... Per ora basta e, meglio incrociare le dita! Sorriso

E quando la classe è così, viene voglia di fare regali!

Il regalo in verità, lo dobbiamo a una bravissima prof di matematica, una mia cara amica, Prof.ssa Maria Intagliata. Non so se ricordate, vi fece i complimenti e gli auguri su questo post. - Leggete i primi commenti, c’è una segnalazione a uno dei suoi bellissimi lavori.

E fra le sue realizzazioni, la poesia ha un posto in primo piano! Leggete cosa ha scritto, giusto a proposito dell’argomento che stiamo trattando.

QUATTRO TIPI NOTEVOLI

Quattro buoni amici,
figli unici e felici,
vanno ad abitare,
senza avanzar pretese,
in un bellissimo paese,
a pianta triangolare.
Essendosi ormai rotti
di starsene fra i piedi,
fanno incontri galeotti,
ma in separate sedi.
Il primo, assai forzuto,
sollevando enormi pesi,
tenendoli sospesi
e non per un minuto,
s'incontra con tre belle
figlie, mediane non sorelle!
Tutt'intorno al paese,
è oramai palese,
dell'incontro particolare
del secondo di quei tali
con tre "assi" intellettuali,
tal detto si sente circolare:
"Più per un lui che per una lei,
meglio Leonardo che Galilei!".
Il terzo amico, giardiniere,
vedrà tre ragazze altere,
imponenti nella stazza,
accomunate dall'altezza.
Che sorpresa per quei tre,
agli incontri puntuali,
ritrovarsi alle ventitré,
con gli intellettuali!
Stanno in una via dritta
che una "casta derelitta",
con orgoglio assai fiero,
chiama "retta di Eulero".
Il primo, dal terzo amico
è ad una distanza doppia
della sua dal secondo,
che d'imbarazzo scoppia,
per il vizietto antico,
quasi quanto il mondo.
Il quarto evita lo scontro,
restandosene in_centro
con tre belle bisdotate
da dietro l’angolo sbucate.
                                                                (M. I)

Eh, che dite? Capita tutta? Rileggete con attenzione, c’è qualcosa ancora da scoprire da parte nostra! E poi, c’è anche quel particolare che vi ho promesso, “solo se sarete bravi”, ricordate?

Ecco, ora voglio vedere chi è il più bravo a scoprire quel che manca alla nostra trattazione ed anche il particolare! ... e se arriva un lavoretto su GeoGebra, mica mi offendo! Sorriso

Intanto,

Grazie, prof.ssa M. Intagliata,

grazie, cara Maria! Sorriso

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martedì 26 luglio 2011

Ripassiamolo in versi

Nulla di più divertente!

Ragazzi, da

imageun libro di poesie umoristiche scientifiche, cioè un libro scientifico di poesie umoristiche, oppure un libro umoristico di poesie scientifiche” !

Così lo presentò sul suo blog l’autore, il nostro amico prof. Popinga.

Un libro di matematica e fisica in versi,  semplicemente bello, divertente e originale. Perché le poesie sono poesie un po’ speciali. Dopo vi dirò come si chiamano!

Vedete la copertina del libro:

Giovanni Keplero aveva un gatto nero. Matematica e fisica in versi – Marco Fulvio Barozzi (Popinga) - Ed. Scienza Express

Ed ecco le rime che sono certa vi divertiranno.

Le prime due sono dei limerick, così si chiamano. Delle forme poetiche tipicamente inglesi. Parlatene con la vostra prof. di Italiano e farete un figurone!Sorriso

[QUI il prof Popinga ce ne regalò uno, potete leggerlo in coda al post]

Rime geometriche

  Il riscatto

La retta disse al segmento: “Sei finito!”

e lui si ritirò in un piano, molto avvilito.

Un compasso disse “Coraggio,

ti assumerò per fare il raggio!”

Ora lavora in un cerchio, tutto impettito.

 

  Il pignolo

Grande fu l’importanza degli eventi

al reparto maternità dei segmenti.

Ebbero infatti i natali

tre gemelli, tutti uguali.

Corresse il pediatra: “Congruenti”.


Queste altre si chiamano incarrighiane (un po’ difficile? Scrivetevelo per parlarne con la prof!). Prendono il nome, un po’ storpiato, dal primo autore di questo tipo di composizioni, che risultarono involontariamente comiche, si prefiggevano di dare delle definizioni. 

Insiemi numerici

  L’insieme N

Numeri naturali son quegli enti

che contiamo sulle dita,

senza di lor la nostra vita

sarebbe assi più complicat.

Sol più tardi è stato aggiunto

quel pallin che è lo zero:

per gli antichi era mistero

una cifra valente nient.

 

  L’insieme Q

E’ l’insiem dei razionali,

con la virgola o le frazioni:

corrispondon alle divisioni

tra numeratore e denominator.

Diversamente dai naturali,

non si contan sulle dita:

si rischierebbe persin la vita

a far frazioni delle falang.

 

  L’insieme Z

E’ l’insiem dei relativi

che sono numeri con il segno:

una trovata di vero ingegno;

senza segno è ‘l valore assolut.

Sol con essi si può fare

ogni tipo di sottrazione:

era proprio contraddizione

togliere sette da cinque dit.

Grazie Pop!

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martedì 10 novembre 2009

Questo per la III: “o se del mezzo cerchio…”

Ecco, ragazzi

il verso di Dante di cui stamane …

“o se del mezzo cerchio far si pote
triangol sì ch'un retto non avesse.”

PARADISO – canto XIII - Versi 101, 102

si capisce perfettamente, vero?

Traduco tuttavia:

o se nel semicerchio si possa inscrivere un triangolo non rettangolo

In altre parole:

se un triangolo è inscritto in una semicirconferenza, allora necessariamente quel triangolo è rettangolo cioè ha un angolo retto.

Per completare solo un poco.

Nel canto si si sta discutendo il problema: c’è contraddizione tra la sapienza perfetta di Adamo e di Cristo, e la sapienza di Salomone?
San Tommaso parla a Dante della sapienza del re Salomone: Salomone non chiese per sé la sapienza per risolvere problemi di teologia (v. 97) o di dialettica (v. 99) o di filosofia naturale (v. 100) o di geometria (v. 101 il “nostro”) ma per riuscire a ben governare.

Badate che sul blog abbiamo anche qualche altra cosetta su Dante e la matematica:

Leggete QUI

 e, mi raccomando,

QUI !

E poi tornate alla geometria,

QUI  e  QUI

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mercoledì 9 settembre 2009

Il trionfo dello ZERO

Ragazzi,
gustiamoci questa simpatica poesia di Gianni Rodari sulla sorprendente potenza dello Zero, che da valere nulla …. può arrivare a valere eccome!


Il trionfo dello ZERO

C’era una volta
un povero zero
tondo come un O,
tanto buono ma però
contava proprio zero
e nessuno lo voleva in compagnia
per non buttarsi via.
Una volta per caso
trovò il numero Uno
di cattivo umore perché
non riusciva a contare
fino a tre.
Vedendolo così nero
il piccolo zero
si fece coraggio,
sulla sua macchina
gli offerse un passaggio,
e schiacciò l’acceleratore,
fiero assai dell’onore
di avere a bordo
un simile personaggio.
D’un tratto chi si vede
fermo sul marciapiede?
il signor tre che si leva il cappello
e fa un inchino
fino al tombino
e poi, per Giove,
il sette, l’otto, il nove
che fanno lo stesso.
Ma che cosa è successo?
che l’uno e lo zero
seduti vicini,
uno qua l’altro là
formavano un gran dieci:
nientemeno, un’autorità!
Da quel giorno lo zero
fu molto rispettato,
anzi da tutti i numeri
ricercato e corteggiato:
gli cedevano la destra
con zelo e premura,
(di tenerlo a sinistra
avevano paura),
lo invitavano a cena,
gli pagavano il cinema,
per il piccolo zero
fu la felicità.
Gianni Rodari

Lo Zero, usato a volte come sinonimo di Niente, è in realtà un numero speciale che merita un’attenzione particolare.
E’ quella cifra, apparentemente innocua, che nasconde poteri insospettati!
Separa i numeri positivi (+) e quelli negativi (–),
se si trova
a destra delle altre cifre ne amplifica il valore (10000… verso l’infinitamente grande),
se sta alla loro sinistra le riduce con altrettanta potenza (0,00001… verso l’infinitamente piccolo).
Pare che il simbolo grafico "O" derivi dalla traccia, lasciata sul terreno, una volta tolto l’oggetto che rappresentava un numero (il numero che non c’è più).

Voi ragazzi della classe prima, conoscete la storia dello zero?
Qui sul blog ne abbiamo parlato. Fate clic sull'immagine per leggere una Storiella.

E anche QUI.

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domenica 16 agosto 2009

Blake and Fractals

______________Blake and Fractals_________
__________William Blake disse che paesaggi
__________Scorgeva infiniti
__________Di sabbia nel più piccolo grano
__________Contenuto nel cavo della mano
__________Ciascuno di noi trova esempi di ciò
__________Nell’opera di Mandelbrot:
__________I diagrammi frattali partecipano
__________Dell’essenza da Blake presentita.
__________Sempre la forma essenziale
__________Prevale prescindendo dalla scala:
__________E le particolari segnature
__________Da vicino e da lontano sono chiare.
__________Ingrandito il punto che avevi,
__________Quello stesso punto ritrovi.
__________E se ancora e ancora ingrandisci
__________Gli stessi dettagli riconosci;
__________Più fine del più fine capello
__________Ecco di Blake l’infinito,
__________Ricco di particolari a ogni livello
__________Come il mistico poeta aveva capito.

Jasper Memory,
Blake and Fractals, 1990
Vedendo, è il caso di dire, Rio Mandelbrot
dal fantasioso prof Popinga,





















mi è tornata in mente la poesia che riporto letta su La sezione aurea di Mario Livio.
"Nel 1990 il professor
Jasper Memory dell'Università di Stato in North Carolina ha pubblicato sul "Mathematics Magazine" una poesia intitolata Blake and Fractals. Ispirandosi al verso del poeta, pittore, incisore e mistico William Blake, "Vedere un mondo in un granello di sabbia", Memory ha composto questi versi"
In rete ho ritrovato la poesia in Caos e Caotino, e ne I frattali di Pollock, interessanti pagine.
Frattali, come ne abbiamo parlato noi...
E QUI, quello che ha fatto Maestra Renata, giusto oggi!

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domenica 22 giugno 2008

Matematica e ... Dante_2

... poiché su questo blog abbiamo già "incontrato" Dante.

"Forse lo studio di Aristotele che Dante intraprese in modo così serrato, portava necessariamente a fare i conti con la Geometria".
Paradiso, Canto XVII 13-18

O cara piota mia, che sì t’insusi,
che come veggion le terrene menti
non capére in triangol due ottusi,

così vedi le cose contingenti
anzi che sieno in sé, mirando il punto
a cui tutti li tempi son presenti;
Dante ha appena incontrato il suo avo Cacciaguida e intende dirgli che lo vede così elevato, così in alto con il suo spirito che, come le menti umane vedono con assoluta certezza che in un triangolo non possono starci due angoli ottusi, così Cacciaguida vede le cose del futuro prima che avvengano (l’immagine è a dir poco stupenda: una specie di big bang temporale, un punto di assoluta contemporaneità, prima dell’inizio della freccia temporale).
Ancora una volta, dovendo dare un esempio di impossibilità logica, Dante ricorre ad un esempio geometrico (è il teorema XVII del I libro degli “Elementi” di Euclide, enunciato ben 17 volte nelle opere di Aristotele e dimostrato per intero nella “Metafisica” 1051 a 24-25, enunciato ma non dimostrato da Boezio).
Da LA MATEMATICA NELLA DIVINA COMMEDIA - BRUNO D’AMORE (pdf)
Versione html
"Traduzione" per i ragazzi, dei versi del Sommo Poeta :
"O cara piota mia": caro il mio avo (piota, propriamente, dall'antico latino plota significa: pianta del piede. Figuratamente: ceppo, origine di una stirpe),
"che sì t’insusi": ti levi così in alto con il tuo spirito (t'insusi, verbo coniato da Dante, da suso: su),
"che come veggion le terrene menti": come vedono le terrene, umane menti,
"non capére in triangol due ottusi,": in un triangolo non possono stare (capére) due angoli ottusi,
"così vedi le cose contingenti anzi che sieno in sé,": così tu vedi le cose del futuro (transitorie accidentalità, proprie del mondo materiale) prima che si attuino,
"mirando il punto a cui tutti li tempi son presenti;": mirando (vedendo) in Dio, che è quel punto in cui tutti i tempi (passato, presente e futuro) sono insieme presenti: dall'eternità e fondendosi nell'eterno.

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mercoledì 18 giugno 2008

Pitagora lo predispose

"Con queste parole un grande poeta, l'irlandese William Butler Yeats (1865-1939), inizia la poesia The Statues. Yeats, che una volta dichiarò: «L'essenza del genio, di qualunque genere, è la precisione», esamina nella poesia il rapporto tra i numeri e le passioni. La prima stanza della poesia recita:

Pitagora lo predispose. Perché stava lì, la gente, a rimirare?
I suoi numeri, con tutti i loro moti, veri o finti,
Nel marmo o nel bronzo, mancavano di carattere.
Ma giovani e giovinette, resi pallidi da amori immaginari
Di solitari giacigli, sapevano di che si trattava,
Che la passione, di carattere, poteva aggiungerne a sufficienza,
E a mezzanotte, in qualche piazza o via
Labbra vive si posavano su volti misurati dal filo a piombo.

Yeats esprime con eleganza il fatto che mentre le proporzioni delle statue greche, calcolate con cura, possono apparir fredde ad alcuni, i giovani con i loro intensi sentimenti intuiscono in queste forme la più potente espressione delle loro passioni idealizzate.
A prima vista, niente sembra più lontano dalla matematica della poesia. Pensiamo che lo sgorgare dei versi dalla pura fantasia del poeta dovrebbe essere così spontaneo come sembra lo sbocciare di una rosa. Ma ricorderete come proprio nella disposizione dei petali di questo fiore sia celato un ordine rigoroso, sorretto dal rapporto aureo. Perché allora la poesia non dovrebbe rispecchiare lo stesso ordine?"

Da La sezione aurea - Mario Livio

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domenica 18 maggio 2008

Intrusioni

Il titolo del post è spiegato QUI
"Scienza e letteratura si guardano, a volte da lontano, altre senza barriere tra loro. Non sempre l'una sa dell'altra, può capitare che la prima s'intrufoli in pagine letterarie e faccia capolino, quasi senza rendersene conto, da un paragrafo, un capitolo, un brano di qualche libro"
E....
"Un matematico che non abbia un po’ del poeta non può essere un perfetto matematico" - Karl Weirstrass

Omaggio a Gödel*

Di Münchhausen* il teorema, il cavallo, la palude e il ciuffo,
ciò affascina sì, ma non scordare:
Münchhausen era un bugiardo.

Di Gödel il teorema a vista si presenta
poco appariscente, ma tu rifletti:
Gödel ha ragione.

"In ogni sistema a sufficienza ricco
si possono formulare proposizioni
che all'interno dello stesso sistema
non sono dimostrabili né refutabili,
a meno che non sia inconsistente
il sistema stesso".

Tu puoi la tua lingua nella tua lingua
descriverla, ma non del tutto.
Tu puoi il tuo cervello
esplorarlo col tuo stesso cervello,
ma non del tutto.
Eccetera.

Ogni concepibile sistema per dimostrar
giusto se stesso deve trascendere
e dunque distruggersi.

"Sistema sufficientemente ricco" o no:
libertà di contraddizione è fenomeno di coerenza
o contraddizione di termini.

(Certezza=inconsistenza)

Ogni concepibile cavaliere,
dunque anche Münchhausen,
dunque anche tu sei un sottosistema
di una palude sufficientemente ricca.

E un sottosistema di questo sottosistema
è il tuo ciuffo,
questo meccaniscmo di sollevamento
per riformisti e bugiardi.

In ogni sistema sufficientemente ricco,
dunque anche in questa palude qui,
si possono formulare proposizioni
che all'interno dello stesso sistema
non sono dimostrabili né refutabili.

Afferra questi proposizioni e tira!

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domenica 13 gennaio 2008

Matematica e ... Dante

Qualche giorno fa il mio amico blogger, collega di un istituito superiore, Mario Agati, mi ha, casualmente, stimolato a rileggere il Sommo Poeta!.... (almeno un pochino... grazie al comunicare blog-mediato!).
Detto fatto!
"Paradiso" alla mano... "Dante Alighieri, riferimenti alla matematica...." e... ecco qua!

...sul numero degli angeli
E poi che le parole sue restaro,

non altrimenti ferro disfavilla
che bolle, come i cerchi sfavillaro.

L’incendio suo seguiva ogne scintilla;
ed eran tante, che ’l numero loro
più che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla.
Eh ragazzi (miei), un pochetto difficile per voi!
Ecco una "traduzione":
"E poi che le parole sue restaro" : E, dopo che Beatrice (la donna amata da Dante) ebbe cessato di parlare,
"i cerchi sfavillaro": i nove cerchi angelici (i Cori Angelici) sfavillarono,
"
non altrimenti ferro disfavilla che bolle": non diversamente da come sfavilla un ferro incandescente,
"L’incendio suo seguiva ogne scintilla": ogni scintilla (ogni angelo) continuava a girare con il suo cerchio (fiammeggiante, detto perciò incendio),
"ed eran tante, che ’l numero loro più che ’l doppiar de li scacchi s’inmilla": ed erano tanti che il loro numero risale a molte migliaia (s’inmilla, è un verbo coniato da Dante), ancora più che il numero che si ottiene raddoppiando via via le 64 caselle del gioco degli scacchi.

- L’episodio a cui fa riferimento Dante in questi versi è tratto da una leggenda orientale secondo la quale l’inventore degli scacchi chiese al re di Persia, come premio per la sua invenzione:
 un chicco di grano per la prima casella della scacchiera,
due per la seconda,
quattro per la terza,
e così via, raddoppiando fino alla 64esima casella:
il re, dopo aver accettato con un sorriso di scherno la richiesta, si rese conto che nemmeno tutti i granai del suo regno sarebbero bastati a fargli mantenere la promessa!

ragazzi, ma, avete idea?!?!? Ma sono miliardi di miliardi....!
ehmm... chi riesce a calcolare il numero di chicchi di grano?
Forse con l'aiuto di ....
… … voi provate a scoprire le formule (delle colonne raddoppiando… e le potenze di 2, solo dopo vi mostrerò il file!)'l doppiar de li scacchi

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lunedì 22 ottobre 2007

[Contributi] Matematica e poesia

Un nuovo contributo dell'amico Gaetano Barbella, che stavolta potrebbe sembrare una "contaminazione", un O.T. ...
Insolito, certo. Io lo ritengo una bella contaminazione.
Dice Gaetano:

"Dice Gesù ai suoi apostoli: «Voi siete il sale della terra. Ma se il sale perde il sapore con che cosa lo si potrà salare?» (Mt 5,13). E quale, dunque il sale che giova alla matematica?

C'è chi come Karl Weirstrass, che disse: «Un matematico che non abbia un po' del poeta non può essere un perfetto matematico.»
Ma è una delle tante citazioni di moltissimi matematici e scienziati in genere, che dicono in tanti altri modi tutti la stessa cosa.

Dunque è la poesia a "salare" la matematica perché si umanizzi e per vie sommerse fanno evolvere l'umanità intellettivamente.
E la scienza stessa sembra che abbia intuito queste "vie sommerse", sicuramente le stesse del «Vie Naiade» dantesche.

Ad Alain Aspect, ricercatore dell'Università di Parigi si deve, nel 1982, la realizzazione di un esperimento la cui portata va ben al di là delle scienze naturali, ma coinvolge tutta la nostra comprensione del reale.
Aspect ha dimostrato che, in determinate condizioni, le particelle subatomiche sono in grado di "comunicare" istantaneamente fra di loro, quale che sia la distanza che le separa. Non importa se
si trovano a pochi millimetri o a miliardi di chilometri di distanza: ogni particella sembra comunque "sapere" ciò che sta facendo l'altra.
Quindi la poesia per la matematica è necessariamente la stessa trattata peculiarmente da un accademico della letteratura perché l'intelletto sia pregno di umanità.

Ecco ora un po' del mio "sale" ...

SETTEMBRE
- SETTE’ ADDÒ VAI? -

Da poco era passato settembre che chiudeva le porte ad una stagione calda insopportabile. Preso da malinconia, mi sorsero pensieri irrefrenabili dall'anima conturbata densa di riflessioni inconsuete.
Per primo, mi si prefigurarono lati non amabili di quando il desiderio sorge forte con voglie inappagabili che la forte calura estiva, poi, trasforma in supplizio.
Il mangiare pur essendo una necessità, comprendendovi quello del corpo e dello spirito, è come se la forte solarità le obbligasse alla rinuncia. Un sacrificio imperativo per chissà quali fini..., ma non si può zittire l'anima perché, forse, è in questo il segno della vita che non si spegne mai.
Resta perciò l'ultimo grido, l'ultima esalazione oltre la speranza, che è come se modificasse il cosmo d'intorno imprimendo il suo sigillo.
È «'O gulio che sfruculea» di un campano in me nel cuore... ed arriverà il suo giorno col giusto “Agnello” per scioglierlo!

‘O GULIO CHE SFRECULEA

Che guaio ‘a calura senz’aria de’ ssere:
è scura pe’ l’omme che nun tene niente,
quanno ‘o gulio le ven’ pe’ lo sfreculià.
Chissà, passa n’anima amica e sente:
vien’ co’ mmè a magnà, cantà e vevere.
Ma è longa ‘st’attesa, che fa sulo pallià.
Fa cap’ a ‘no supplizio che lo fa lacremà,
e co’ chelle ssere senz’aria, pe’ lo cresemà

[Trad.]
LA VOGLIA CHE STUZZICA

Che guaio l’aria immota e calda delle sere:
non le sopporta l’uomo senza denaro,
quanto la voglia gli viene per stuzzicarlo.
Chissà, passa un amico e sente da lui:
vieni con me a mangiare, cantare e bere.
Ma è lunga quest’attesa, che lo illude soltanto.
Fa capo ad un supplizio che lo fa piangere,
e con quelle sere senz’aria, per crocifiggerlo.

Sono attimi di vita per gli altri che ci sfiorano ma non per chi sta per morire. È come fosse invece un'eternità ma avvolta in un sonno, una sorta di sudario medicamentoso. Qui la notte si unisce ad un sonno soporifero lenendo l'immane sofferenza di prima che si dilegua sconfitta.
Nel misticismo degli esoterici si dice che a tutti è dato nell'ultimo attimo di vita di rivivere, come in un film, tutta la vita trascorsa sin dalla nascita.
È la notte dei tempi di «Quann'ero guagliunciello»...

QUANN’ERO GUAGLIUNCIELLO

Ddoce è ‘a nuttata quanno
a fora, ‘o vient’ soscie forte.
Me stregn’ sott’ ‘e cuperte
e m’addormo penzanno.
Penzo a comm’era bello
quann’ero guagliunciello.

[Trad.]
QUAND’ERO RAGAZZINO

Dolce è la notte quando
fuori, il vento fischia forte.
Mi stringo sotto le coperte
e mi addormento "penzando".
"Penzo" a com’era bello
"quanndo" ero ragazzino.

Ma come si fa a slittare per sempre dal presente, per chissà quali altri “presenti”, senza fissare in sé la nostra caducità estrema come di una foglia autunnale che si adagia fra altre sulla fredda terra? E resta anche il tempo per salutare lo stesso tempo, Settembre...
Ma si sta facendo giorno. Un altro giorno che è come non ci appartenga più, mentre lui, Settembre col suo carro, s'avvia al suo tramonto annuale. Cerco di trattenerlo ma non posso far altro che salutarlo nella tristezza e malinconia che mi assale senza rimedio.
«Sette' addò vai?» dico quasi inseguendolo. «Quanno ce vedimmo Settembre?». E poi aggiungo altre parole...

SETTE’ ADDÒ VAI?

Quanno ce vedimmo Settembre?
Te ne staj’ ienne, ma fra l’ombre
de’ frasche che frusceeno, sento.
Sento a malia de’ ccose d’‘o viento,
C’‘o viento pure l’aucielli, che sanno,
‘ndalleeno a ccà e a llà co’ affanno.

SETTEMBRE DOVE VAI?

Quando ci vediamo Settembre?
Te ne stai andando, ma fra le ombre
delle frasche rumorose, sento.
Sento l’incantesimo delle cose del vento.
Col vento pure gli uccelli, che sanno,
indugiano di qua e di là con affanno.

Ora mi sovviene un vero poeta, napoletano verace, che tanto ammiro, Salvatore Di Giacomo. È forse un barlume d'aurora di quel nuovo “presente” in cui ci si reca “dopo”?
Deve essere così perché le misere mie spogli in quei «aucielli» della mia poesiola sembrano rinvigorirsi al suo comparire d'incanto. Egli, tutt'altro che infastidito dal mio farfugliare, si unisce al mio lamento per introdurvi qualcosa di prezioso, l'amore che io non ero stato capace di rigenerare... Sono le sue auriche “rundinelle” primaverili che cantano per darmi il benvenuto, di certo...

«Ncopp’a lu mare passano, cantanno
d’ammore e gelusia, li rundinelle
quando a n’ato paese se ne vanno»
(da Fronna D’Aruta)

Gaetano Barbella
«Il geometra pensiero in rete»

Note:

Su Salvatore Di Giacomo, straordinaria voce poetica di Napoli, rimando a un bell'articolo di Nevia Buommino, insegnante di lettere, esposto sul sito Porta@Napoli.

L'immagine di testata è stata tratta da http://marziaserra.splinder.com/


grazie Gaetano!

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giovedì 12 luglio 2007

Matematica e poesia

"Quando un matematico vuole intervenire sui problemi curricolari, scrive una poesia, ma lo fa anche magari perché ama la matematica" (G.Lolli - Il riso di Talete)

Algoritmi
di
R. P. Boas*

Anni fa, a scuola,
il prof diceva:
"Ogni problema ha la sua regola,
fate solo così".

Ma all'università
mi hanno detto che devo
applicare le conoscenze,
diffidare delle regole.

La New Math voleva
che ogni bimbo ci provasse.
Non importa cosa,
ma dire almeno il perché.

Poi vennero i computer
e gli algoritmi, sì,
non puoi sbagliare,
anche se vuoi.

Un algoritmo? Ma è una regola,
una ricetta,
indietro
si torna a scuola!
*R.P. Boas, Lion Hunting & Other Mathematical Pursuits
ciao :-)

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